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Il bambino con il pigiama a righe
                         

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John Boyne, Il bambino con il pigiama a righe, BUR - Biblioteca Universale Rizzoli, 2009.

RomanzoAUTORE
John Boyne è nato in Irlanda, a Dublino, il 30 Aprile del 1971. Dopo aver studiato al Trinity College di Dublino, ha frequentato il corso di Scrittura all’Università dell’Est Anglia. Attualmente vive a Dublino. Ha scritto otto romanzi di cui sei per adulti. “Il bambino con il pigiama a righe” è il suo primo romanzo per ragazzi, è stato tradotto in trentadue paesi ed ha venduto tredici milioni di copie in tutto il mondo.

GENERE LETTERARIO
Romanzo in cui l’ autore racconta della tragedia dell’ “Olocausto” attraverso la storia  di due bambini.

TIPOLOGIA DELLE SEQUENZE
Nel romanzo prevalgono le sequenze narrative. Si trovano però anche molte sequenze descrittive e dialogiche, rappresentative dei fatti narrati.

STRUTTURA
Il romanzo è diviso in venti capitoli in ognuno dei quali sono narrati episodi specifici e significativi per la comprensione del testo.

NARRATORE
Il narratore è esterno alla vicenda, però non si limita solo a narrare i fatti accaduti; è un narratore onnisciente che conosce la vicenda nei minimi dettagli; spesso precisa i fatti che accadono, sa ciò che fanno o pensano i singoli personaggi.

TRAMA
Bruno è un bambino di nove anni che vive a Berlino con i suoi genitori e sua sorella Gretel. Un giorno però, quando torna da scuola, vede Maria, la governante, fare le valigie. Scopre così che deve trasferirsi, insieme a tutta la famiglia in un’ altra città, perché il padre, che lavora nell’esercito, e' diventato Comandante. Bruno non vuole lasciare la sua casa di Berlino ed i suoi amici, con cui gioca a fare l’esploratore.  Però la madre gli spiega che il padre deve trasferirsi per forza, perché deve svolgere il suo lavoro, l’incarico che gli e' stato affidato dal “Furio”, il Fuhrer. Così lui e la sorella Gretel si rassegnano e senza fare tante storie partono. La loro casa a Berlino è bellissima, ha cinque piani, con camere enormi e una balaustra su cui Bruno scivola; essa si trova al centro della città insieme ad altre ville in una bella ed elegante strada. La nuova casa, invece, e' isolata, in campagna, in un luogo con un nome, Auschwitz, troppo difficile da pronunciare per Bruno, che dice “Auscit”; lì intorno  non ci sono altre case ne' bambini con cui giocare. A Bruno non piace vivere lì. Esplorando la casa, Bruno vede dalla sua finestra, in lontananza, oltre un alto recinto, un campo con tante baracche e un' altissima ciminiera. Nel campo ci sono anche molte persone, tra cui tanti bambini. Bruno nota che tutti sono magri e tristi e indossano un “pigiama a righe”. Il bambino va a chiedere alla madre chi sono quelle persone che vivono nel campo e la madre con aria indifferente gli risponde  che sono solo contadini. Il bambino crede a quella spiegazione anche perché in casa c’è uno di loro, Pavel, che pulisce le verdure.
Un giorno Bruno decide di uscire in giardino per costruire un' altalena. Chiede al tenente Kotler un copertone, il tenente chiama con prepotenza Pavel che è lì fuori. Pavel obbedisce e va a prendere il copertone nel magazzino che c'è dietro casa. E' così che Bruno scopre una porticina che da' nel bosco.
Lentamente Bruno inizia ad ambientarsi alla nuova situazione. Un giorno decide di esplorare il giardino, apre la piccola porta proibita ed esce. Cammina  per lungo tempo nel bosco finche' arriva ad una rete metallica: è un recinto, il recinto che vede dalla sua finestra. Oltre il recinto c’è un bambino con “il pigiama” seduto a guardare la terra. Bruno gli chiede il suo nome e il  bambino gli risponde che si chiama Smhuel. I due iniziano a chiacchierare e scoprono che sono nati nello stesso giorno e anno. Smhuel  gli dice che dalla sua parte della rete ci sono molti bambini e a sentire questo Bruno risponde, seccato,  che è un’ ingiustizia  che lui deve stare da solo, mentre Smhuel può giocare con dei ragazzi. I due si salutano e Bruno torna a casa. Nei giorni successivi Bruno  continua ad andare a trovare il suo amico, portandogli anche qualcosa da mangiare. Un giorno il padre convoca nel suo studio Gretel e Bruno, per sapere come vanno le cose nella nuova casa. Per Bruno va tutto bene perché ha trovato un amico, Smhuel, di cui, però, non ha parlato a nessuno; Gretel invece si sente troppo sola.
Bruno continua a vedere il suo amico ogni giorno, mentre in casa aumentano le discussioni tra il padre e la madre. E' successo infatti che la madre di Bruno ha  scoperto cosa c’è al di là del recinto. Sa che si tratta di un campo di concentramento dove gli ebrei, considerati dai Tedeschi una razza inferiore di cui liberarsi, vengono uccisi in camere a gas o bruciati in apposite ciminiere. La moglie va contro gli ideali nazisti del marito, ma non riesce  a contrastarlo; perciò decide di tornare con i figli a Berlino. Il padre resta a portare avanti il suo compito.
Bruno decide di salutare per l’ultima volta il suo amico. Smhuel è particolarmente triste, perché non riesce  a trovare suo padre. Bruno, allora,  pensa di aiutarlo. I due bambini si mettono d’accordo per il giorno successivo: Smhuel portera' un pigiama a Bruno che andra' dall’altra parte della rete per cercare il padre del suo amico. Il giorno dopo piove, ma la pioggia non ostacola i piani dei bambini. Bruno va da Smhuel, oltrepassa il recinto, indossa il pigiama e si inoltra nel campo in cerca del padre dell’amico. All’improvviso i ragazzi vengono coinvolti in una marcia, che li porta in una stanza buia dove entrambi trovano la morte, mano nella mano.

Bruno non viene più ritrovato. Sua madre, dopo mesi, torna a Berlino, insieme a Gretel, perché crede che il figlio sia tornato lì da solo, ma nulla.  Il padre, invece, rimasto al campo, dopo un anno, viene assalito da un dubbio: torna lungo il recinto dove sono stati ritrovati i vestiti di Bruno, si accorge che la rete non è ben fissata nel terreno e capisce che Bruno e' andato dall’ altra parte del campo.

AMBIENTE
I  fatti narrati si svolgono in un luogo preciso, in una casa nelle campagne tedesche accanto al campo di concentramento di Auschwitz.

TEMPO
I fatti narrati si inseriscono in un determinato periodo storico: durante la seconda guerra mondiale. E’ il 1940 e gli ebrei considerati dai tedeschi una razza inferiore, vengono perseguitati e rinchiusi nei lager. I fatti avvengono in un arco di tempo di circa due anni.

PROTAGONISTI
I protagonisti di questo racconto sono due bambini: uno ebreo, Smhuel, l’altro tedesco, Bruno. Bruno è figlio di un comandante nazista, è un bambino allegro, fantasioso e vivace. Shmuel è un bambino triste, affamato e stanco che è rinchiuso con il padre in un campo di concentramento.

PERSONAGGI SECONDARI
- I genitori di Bruno e sua sorella Gretel
- Maria, la governante
- Il tenente Kotler
- Pavel, il “servo ebreo”

TEMI TRATTATI
- La Shoah: il dramma dell’Olocausto
- Il valore dell'amicizia

CONSIDERAZIONI
Ho letto il romanzo con molto interesse e partecipazione. La Shoah è un argomento che ha sempre attratto la mia attenzione, non riesco a comprendere come, in quegli anni, tanta crudeltà non venisse fermata, come tante persone venissero uccise senza pietà. E’ stato interessante vedere come è facile capirsi e fare amicizia senza considerarsi diversi, l’innocenza dei bambini è stata più forte di tutte le ideologie degli adulti.

 

Calvanese Giuseppe

Classe I sez. A