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Io non ho paura

Niccolò Ammaniti, Io non ho paura, Einaudi, 2001. 

RomanzoNiccolò Ammaniti è nato a Roma nel 1966. Ha esordito con il romanzo ''Branchie''. Nel 1996 ha pubblicato la raccolta di racconti ''Fango'' e nel 1996 il romanzo ''Ti prendo e ti porto via''. I suoi libri sono tradotti in francese, spagnolo, greco, russo e polacco. Nel 1995 ha pubblicato il saggio ''Nel nome del figlio", scritto con il padre Massimo.

TRAMA
Siamo nel 1978, è estate, il caldo è torrido. Un gruppo di ragazzi si ritrova, come ogni giorno, a scorazzare su e giù per una collina. Per difendere una ragazza del gruppo Michele Amitrano, il protagonista, si propone per eseguire la penitenza: dovrà arrivare al piano superiore di una casa disabitata senza utilizzare nè le scale nè i gradini sbriciolati. Dopo molte difficoltà, Michele riesce a salire aggrappandosi ai rami di fico. Cade poi da un davanzale della casa. Il ragazzo ha per pochi attimi paura, ma riesce poi a muoversi. Si guarda intorno e capisce di essere caduto su una tettoia trasparente, nascosta da un materasso. Intravede un buco profondo. In fondo, tra sporcizia e rifiuti di ogni genere, c'è qualcuno: si tratta di un bambino raggomitolato su se stesso. Forse dorme, forse è morto. Mentre riflette, Michele viene chiamato dagli amici e con loro ritorna a casa. E' appena rientrato il padre con il suo ''Lupetto Fiat'', usato per lavorare al nord. Durante la notte Michele ripensa con angoscia al ragazzo imprigionato nel buco. L'indomani ritorna sul luogo: il bambino è lì, incatenato, e chiede con insistenza dell'acqua. Inizia cosi un rapporto d'aiuto e di amicizia, anche se Michele rimane stupito e a volte impressionato dai discorsi del ragazzo. A casa Michele capisce che c'è qualcosa di oscuro, di misterioso, di ingiusto; infine comprende che la sua famiglia è complice di un grave delitto: il rapimento di Filippo Carducci. Intanto il padre riferisce che arriverà un suo amico che per un certo periodo abiterà con loro, con grande disappunto di Michele. Per una leggerezza infantile il ragazzo confida al cugino di aver trovato il bambino rinchiuso in una buca e che l'amico del padre vuole tagliare le orecchie al rapito. Ritornato alla buca, Michele cerca di confortare il bambino e lo porta all'aperto. Improvvisamente compare Felice, un complice dei sequestratori, che lo minaccia con un fucile e lo costringe ad allontanarsi. Il padre di Michele impone al ragazzo un giuramento: non donrà più vedere il bambino, altrimenti verrà ucciso. Per un po' Michele mantiene fede alla promessa; poi capisce che è arrivato un momento decisivo e grave e corre a liberare il recluso.

AMBIENTE 
La vicenda si svolge ad Acque Traverse, frazione di Lucignano, un piccolo paese collinare, con grandi campi coltivati a grano. 

TEMPO
Il periodo nel quale si svolgono i fatti è ben definito: estate del 1978. La vicenda si svolge nell'arco di qualche mese. Le scene vengono raccontate con la stessa velocità con cui succedono i fatti. In alcuni tratti ci sono dei flashback, dei ricordi, dei flussi di coscienza dei flussi interiori.

PROTAGONISTA
Michele Amitrano è un bambino di nove anni, che si trascina la sorellina nei giochi con gli amici aiutandola e proteggendola. Non viene descritto fisicamente, ma sin dall'inizio del romanzo risaltano i suoi pregi: altruismo, generosità, disponibilità. Aiuta il piccolo rapito senza il timore delle possibili conseguenze. Certo ha paura, tanta paura nel casolare diroccato, ma agisce come una persona responsabile, matura. Non ha il minimo dubbio su ciò che è bene e su come agire. Si preoccupa di comunicare al bambino quello che la madre ha detto in televisione: ”tua madre dice che ti vuole bene”. Nel corso del romanzo assistiamo alla sua crescita: le streghe, i lupi mannari, l’uomo nero non sono altro che le stesse persone che gli stanno accanto, trasformati dal denaro.

ALTRI PERSONAGGI
- La Mamma, Teresa, ha trent’anni. E' bella, con lunghi capelli neri che tiene sciolti, occhi scuri e grandi come mandorle, bocca larga, denti forti e bianchi e mento a punta. ”sembrava araba”. Alta, formosa, richiama l’attenzione e la voglia di toccarla. Le attenzioni morbose del fruttivendolo “le sbirciate nella v del vestito“ non la interessano. Non è una smorfiosa. E’ una figura importante per la sua famiglia, infatti viene descritto il lavoro costante che svolge nella casa (non sedeva mai a tavola con noi). Ma è anche una vittima: ha subito le decisioni del marito e dei complici e non può dire la verità; spesso piange ed è di cattivo umore. Severa, ma pronta a difendere il figlio quando Felice (un complice) lo picchia. All’inizio è gioiosa, scherza e ride con i figli. Successivamente prevale in lei l’angoscia, il peso della cattiva azione, il rimorso per un reato e quindi cambia diventando una persona violenta.

- Il Padre è un uomo piccolo e magro, nervoso. Ha capelli neri, tirati con la brillantina, la barba ruvida e bianca sul mento. Ha un lavoro non ben definito al Nord, ma poi nel corso del romanzo capiamo che non è vero, e che ha guadagnato tanti soldi in modo disonesto. E’ un padre distaccato, severo, anche se in alcuni momenti scherza con i figli ("mi deve battere  a braccio di ferro").

- Filippo Carducci, il bambino rapito. Ha nove anni. E’ presentato come un mucchio di stracci”, un animale, un cane ("non si muove neanche dopo che gli viene tirato un sasso"). Impietrito dalla paura, dal buio, viene tenuto in condizioni disumane tra sporco e rifiuti. La faccia è nera e sudicia, i capelli biondi e sottili impastati con la terra. Non riesce ad aprire le palpebre per lo sporco. Diffida di Michele ma solo per poco tempo; infatti dopo le iniziali parole sconnesse parla con Michele come un qualsiasi bambino, lo aspetta con il suo cibo e con le caramelle.

- Felice Natale. Ha vent’anni ed è fratello maggiore di Teschio, un amico di Michele.Picchia i più deboli e buca il pallone dei giochi. Viene definito un “povero diavolo”, e paragonato ad una tigre in gabbia, in quanto si aggira infuriato, nervoso. Anche nel vestirsi e originale e strano, non passa inosservato (pantaloni mimetici, giacche militari). E’ l’esecutore materiale del sequestro. Non mostra nessun sentimento di pietà, nè di pentimento. E' una persona estremamente sola: senza un amico, senza una donna. Faceva un sacco di rumori: tossiva, soffiava…fumava molto. Sappiamo solo alcuni particolari fisici (la pelle flaccida, ossa lunghe) ma l’autore ci racconta di un dolore ancora vivo, riguarda suo figlio morto suicida lanciandosi in un burrone. Non ha alcuna evoluzione nè positiva nè negativa, rimane poco partecipe alla vicenda degli altri personaggi. 

NARRATORE
Michele, il protagonista, è l’io narrante. Racconta i fatti come uno spettatore esterno e in ordine cronologico.

CONSIDERAZIONI
Questo romanzo mi ha molto colpito per l’attualità degli eventi descritti, per la capacità dell’autore nel mettere in risalto i sentimenti e le emozioni del protagonista. La lettura è piacevole. Il tema trattato permette riflessioni e ognuno di noi si interroga sul comportamento che avrebbe avuto. Inoltre di questo romanzo vi è poi stato fatto il film che ha riscontrato molto successo.

 

Luigi Bianco
Classe I Sez. L